18 aprile 2011

Franz l’addio di un pioniere…

Molti lo sanno, qualcuno forse no, altri non avranno mai sentito parlare di lui. E’ passato a miglior vita Franz…un pioniere del tatuaggio.
Viveva all’estero da circa 15 anni. Più volte era giunta la notizia, sempre smentita, di una sua morte prematura. Franz era il mio amico e socio di un tempo, di una particolare epoca che è davvero difficile da spiegare. Da quando la madre mi ha dato la conferma e ha fatto giungere a Trieste le spoglie, non ho più potuto sperare che fosse la solita voce messa in giro dal solito idiota di turno. Da allora per parecchi mesi, il pensiero correva spesso a Franz, a tutte le volte che ero stato in procinto di partire per fargli visita a Cartaghena (COLOMBIA), ad ogni razionale motivo che mi aveva indotto a rimandare il mio viaggio, demordendo dal mio intento. Ricordavo i vecchi tempi, quando dopo un viaggio in Australia nel 1984, decidemmo di aprire quello che sarebbe diventato il primo Tattoo Studio su strada d’Italia. Erano tempi spensierati: i tatuaggi di quel tempo avevano il fascino del proibito, un senso di profonda ribellione, che gridavano libertà.
Ricordavo, come in un film, l’espressione incredula della gente, i bisbiglii del vicinato pieno di pregiudizi, le navi americane che procuravano, in pochi giorni, dei guadagni impensabili per quell’epoca. La faccia attonita del bancario a cui chiedevo di cambiare in lire, pacchi di dollari sdruciti. Un anonimo volto dallo sguardo malsano che nonostante gli sforzi compiuti, non riusciva a far segreto dei suoi pensieri: come me li ero procurati? Pensavo alle nostre, rare, ma lunghissime, telefonate oltreoceano, e a come ridevamo sguaiatamente dei nostri alti e bassi, delle nostre difficoltà a relazionarci con il denaro, di quanto ne avessimo sperperato, del fatto che probabilmente eravamo gli unici tra i “vecchi colleghi” a non aver messo via un centesimo in vista del futuro. Chissà se avevamo torto o ragione. Ma poi, chi avrebbe potuto stabilirlo?
Pensavo a quando eravamo solo in quattro gatti a camminare per Barcola (la riviera triestina), con le prime nostre creazioni sulla pelle. Stupore, curiosità, timore… queste erano le reazioni dei passanti, che in noi facevano crescere sempre di più la ferma convinzione che bastasse assai poco per uscire dagli schemi tradizionali per sentirsi vivi, unici, come unici erano i nostri, spiriti indomiti, le nostre anime. Pensavo a quanto ci piacesse pulire lo studio, o a quanto ci divertissimo nel creare nuovi disegni. Ci torturavamo reciprocamente nel sperimentare di quanti millimetri dovevano fuoriuscire gli aghi dal puntale; cercavamo di capire perchè certe righe venivano meglio in un modo, piuttosto che in un altro, o, ancora, cercavamo di scoprire il motivo per cui certi aghi si attaccavano alla barra con lo stagno ed altri no. Vivevamo la magia dell’essere pionieri in un mondo dove l’indirizzo della Spaulding era quasi sconosciuto.
Ogni piccola scoperta era per noi un grande evento! Eravamo talmente inebriati e felici di aver trovato un lavoro che ci piacesse, da sentirci quasi catapultati in un contesto magico! Sono stati in pochi a conoscerlo, e, solo la “pellaccia” vissuta di alcuni vecchi amici, reca la firma di Franz, rivelandone la sua natura. Nell’epoca degli anni ottanta, era solo lui, a credere più intensamente di me, che del tatuaggio avremmo potuto fare la nostra professione, nonché, contagiare i giovani nell’adottare stili di vita volti al raggiungimento della più totale libertà.Nella stessa riviera, che 20 anni prima ci metteva al bando per il nostro aspetto selvaggio, è facile incontrare ancora qualche giovane che rechi sulla pelle qualcosa di nostro. Merito o demerito, una buona parte è del buon Franz.
Tra i vecchi tatuatori che ho conosciuto, c’era chi lo ricordava bene. Maurizio Fiorini era uno di questi con Nando di Torino. Questi mi chiese sue notizie alla Convention di Roma del 1994, e allora mi bastò questo per avere il libero accesso a quel circolo….così chiuso e riservato rappresentato dalla categoria dei tatuatori. Franz, in qualche forma, era sempre con me. Allora non si poteva immaginare a che livelli l’arte del tatuaggio sarebbe giunta, era fantascientifico pensare che il fenomeno sarebbe dilagato alla decima potenza. Io non credo alla morte forse per la mia stessa natura e forse per tutte le dottrine filosofiche di cui sono imbevuto, ma so, comunque, che non rivedrò più il mio caro amico. So che non potrò più fare quel tanto desiderato viaggio per incontrarlo. Non potremo più lavorare assieme, incontrarci a qualche Convetion, o berci un buona birra, come eravamo soliti fare.
So per certo che con lui, con il buon Nando di Torino, e con altrettanti colleghi passati a miglior vita, l’era pionieristica italiana dei tatuaggi è terminata. Unica, particolare ed irripetibile. Un’era che solo pochi privilegiati possono dire di avere vissuto, respirato, amato, anche se sono in molti a volersi ergere a fautori della stessa, “inzuppandovi il pane” a suon di frasi lette o udite da qualche parte. Parole sterili, parole che non vengono dal cuore…
Fu un’epoca quella, la nostra, facile da comprendere solo per chi la visse. Il destino “bizzarro”, ha voluto che tutte le nostre vecchie foto, i nostri lavori di un tempo che in molti colleghi si vergognerebbero magari di mostrare, siano rimaste in un container di 48 piedi, pieno di tutta la mia vita trascorsa in USA, per cui non posso far vedere che poche immagini dei suoi vecchi lavori. Immagini che hanno mantenuto nel tempo, per chi sa ricordare la gioia con cui aveva lasciato lo studio, il fascino di una traccia cruda, decisa, “pionieristica”.
Io vorrei che tutti coloro che portano un tatuaggio e che amano quest’arte si sentissero in qualche modo amici di quel figlio, perché in maniera più o meno diretta, quell’uomo ed altri suoi simili, hanno fatto la storia del tatuaggio in Italia. Se oggi gli addetti ai lavori, riescono a percepire lauti guadagni, unitamente alla fama, e al successo costituendo Associazioni, facendo conventions e quant’altro, ciò lo devono in parte anche a lui.
Non vorrei dipingere Franz come fosse stato un santo o un eroe, perché di certo nessuno di noi due lo è mai stato. Semplicemente, vorrei che venisse ricordato com’era. Far sapere quanto importante e forse immeritatamente impopolare sia stato quest’uomo nel contesto di questo particolare mondo. Credo che, all’epoca, nessuno fosse consapevole di quale straordinario impatto il tatuaggio avrebbe avuto in futuro, incidendo profondamente nel costume della società, condizionando e divenendo allo stesso tempo manifestazione simbolica del pensiero, esternazione artistica dell’anima nel corpo, per intere generazioni di giovani.
Niente succede per caso e meno che meno ciò che stò raccontando. L’amarezza più grande è il constatare che le battaglie vissute da dei vecchi pionieri vengano sfruttate e manipolate da tanti piccoli sciacalli, individui che di certo non appartengono nostro mondo. Credo che oggi il tatuaggio entri, come del resto tutto ciò che esiste al mondo, in una nuova era, in una nuova dimensione. In quest’era che in certi contesti appare, più opportunista, meno selvaggia, con troppe regole, forse la nostra coppia non avrebbe avuto senso ne motivo di esistere, forse, al giorno d’oggi, non ci saremmo nemmeno divertiti.
Il destino mi ha lasciato solo, testimone a cavallo tra due mondi, di una realtà che avevamo costruito insieme 21 anni fa. Di certo immaginarmi Franz a parlare con l’assessore alla sanità, o a mantenere relazioni con la stampa specializzata o meno, o a seguire complesse contabilità e normative incerte, non mi riesce semplice. Non a caso noi abbiamo funzionato e siamo rimasti uniti solo fin tanto che non c’era ne fama ne successo nel nostro mondo, fin tanto che c’era genuinità, amicizia e tanti casini.
Non per essere nostalgici o retorici, ne per apparire come un vecchio malinconico, ma và davvero detto che insieme a Franz se ne và una parte di me stesso e del mio vissuto passato.
Ed io benedico tutto ciò.
Per concludere questa valanga di ricordi e di emozioni, vorrei raccontarvi ancora qualcosa che ha il sapore della verità, che ha il suo senso profondo, che è un piccolo riassunto di un reale vissuto…
Questa è una delle poche immagini del nostro vecchio Tattoo Studio di via Rigutti a Trieste di cui sono attualmete in possesso. Tutti i miei ricordi, valige zeppe di fotografie ed altro, si trovano attualmente negli Stati Uniti, insieme all’ultimo nato dei miei figli, alla mia ex – compagna e a quella parte di me stesso, ancora selvaggia, che si trova a suo agio a vivere in mezzo alla natura, sulle rive di un lago dove girolonzano gli alligatori nel profondo sud della Louisiana.
Via Rigutti … il nome di questa strada riporta alla memoria di qualche mio non più giovane concittadino vari ricordi, tra i quali anche una palestra (stile Rocky Balboa, ma non si trattava di un film) dove Tiberio Mitri si allenava con io zio e con altri grandi pugili, veri sportivi anche se meno noti alle cronache giornalistiche di quei tempi.
Questa via ha sempre parlato, in qualche forma, di beffardi destini, di uomini, di sudore, di povertà, di carcere, di dolore, di gioia, di amore…e non sarebbe stato possibile che io non ci spendessi un ventennio e più della mia vita. Questa non poteva che essere, in tutti i sensi, “la mia via”.
Verso gli anni ’80 presi in affitto un locale e negli anni seguenti diventarono quattro, uno a fianco all’altro. Intrapresi svariate attività, non ricordo neppure quante e sarebbe troppo lungo e, forse per tatluni poco edificante, raccontare altro…
Dopo il mio primo viaggio oltreoceano tutte le cose, le persone, le situazioni, iniziarono a cambiare insieme al mio modo di vivere. Mentre rientravo in Italy, avevo portato con me la mia “fortuna” senza nemmeno saperlo. Al mio rientro da Sidney infatti, dove acquistai le mie prime tattoo machine professionali, decisi subito di aprire nel 1984 il Tattoo Studio. Questo negozio, ormai storico, con tutto il suo “vissuto” finirà miseramente, in mia assenza, nei primi anni del nuovo millennio.
Nel 1999 quando me ne andai da Trieste, perdendo, tra l’altro, due grossi ed avviati negozi, pensavo in cuor mio solo a come trovare il modo di salvare quella vecchia struttura alla quale ero così legato. Lasciai la gestione dello studio ad un tatuatore con il solo onere di pagarsi le minime spese di regia. Erano spese ridotte all’osso in quanto si trattava di affitti di locali commerciali stipulati in tempi “buoni” e rincarati solamente, anno dopo anno, dagli aumenti ISTAT. Al mio rientro in Italy, al posto dello studio trovai i soliti ufficiali giudiziari, una valanga di spese da sostenere e tutta una serie di casini di cui proprio non sentivo il bisogno. Così, ancora una volta, un cerchio si chiuse: compresi perfettamente che tutto aveva un senso, che era finito un ciclo, un epoca, una storia…e sopratutto che era giusto così, che non avrebbe potuto andare diversamente. Era appena iniziata, per dirla alla Gregg Braden, (ricercatore spirituale che stimo molto N.d. D.) un’altra “notte buia dell’anima”, l’ennesima della mia vita.
La notizia della morte di Franz aveva ulteriormente confermato le mie sensazioni, i mei pensieri. Nessuna persona al mondo, all’infuori di noi, avrebbe potuto tenere in piedi quel posto. Un posto magico dove siamo cresciuti come uomini, come artisti, che ha visto nascere e morire amori, speranze, che ha udito pianti e confessioni, un posto che a raccontarvi solo un minuto del suo vissuto non basterebbero le pagine di altri cento giornali. Se mai lo facessi, farei felici tutte quelle persone, dal mio avvocato di fiducia in avanti, che sentendomi raccontare le mie emozioni e qualche piccola parte del mio vissuto, avrebbero molto volentieri finanziato un libro da anni incompiuto. Un libro che rappresenta la vita stessa di ognuno di noi, ma non è detto che, prima o poi, non mi decida di raccontare.

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